IL PIANO INCLINATO

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IL PIANO INCLINATO

 «In inglese si dice slippery slope: significa “pendio scivoloso”, o “piano inclinato”, e vuol dire che una volta imboccato un certo percorso non si può che percorrerlo tutto per intero, perché fermarsi diventa impossibile. Ci si affaccia sulla china e, fatto il primo passo, si galoppa sempre più veloci in discesa, trascinati dall’inerzia verso valle, fino alla fine. È una chiara metafora per dire che, una volta ammesse certe possibilità, le conseguenze sono inevitabili.

È la descrizione della deriva antropologica dei nostri tempi: dal suicidio assistito all’eutanasia, dagli embrioni creati in laboratorio alla realizzazione di quelli misti umano-animali, dall’utero in affitto fino all’infanticidio, non sembra più esserci limite alle possibilità di manipolazione dell’umano. E quello che sembrava sconvolgente fino a qualche tempo fa quasi non disturba più. Questo scivolamento può essere socialmente programmato da quella terribile tecnica manipolatrice del pensiero che va sotto il nome di “finestra di Overton”.

Di esempi se ne potrebbe fare tanti, purtroppo. Dalla nascita di Louise Brown, la prima bambina in provetta, a quella di bebè che possono avere fino a sei genitori, con una tale varietà di possibili legami parentali per i quali non esiste neppure un lessico adeguato. Gameti scambiati fra sorelle, fra madre e figlia, fra figlio e padre, bambini con zii, e cugini che sono anche un po’ genitori: c’è voluto poco tempo perché tutto questo avvenisse.

Ma la corsa insensata lungo il pendìo si può ancora fermare? Per non scivolare verso il vuoto bisogna trovare un punto di tenuta condiviso, individuare una presa cui appigliarsi tutti per evitare la caduta rovinosa e cercare una possibile base sicura per la convivenza (senza la quale ogni convivenza, alla lunga, diventerebbe impossibile). Non si tratta di resistere a un accerchiamento – il generale Custer, si sa, fece, una brutta fine –, ma di guardare avanti, forti della nostra storia, della nostra “identità”.

Per riprendere la metafora del “piano inclinato”, potremmo dire che, secondo certa mentalità laicista, lungo il pendìo della modernità noi italiani siamo ultimi, “arretrati”, dicono. Il che significa, però, che se vogliamo invertire la rotta e risalire la china siamo in prima fila … La corsa folle lungo il piano inclinato non porta i frutti promessi: la selezione del figlio migliore, il diritto a morire, la sostituzione della famiglia naturale con i più disparati legami biologici e affettivi, la manipolazione dell’umano, l’infanticidio, la soppressione del malato e dell’anziano non stanno costruendo in giro per il mondo società migliori della nostra. Ultimi nella corsa verso il nulla, possiamo essere i primi nella risalita, purché consapevoli della necessità e del compito di rimanere a “presidio dell’umano” (da Assuntina Morresi, Avvenire, 29 Marzo 2012).

I fatti di questi ultimi giorni documentano in pieno lo “slippery slope” che si sta realizzando in Italia. Li ricordo sinteticamente:

GIOVEDÌ 25/02: approvazione al Senato del maxiemendamento Renzi-Alfano sul riconoscimento delle unioni civili.

CONTEMPORANEAMENTE: alla Camera viene incardinato il disegno di legge sull’eutanasia.

VENERDÌ 26/02: il Consiglio d’Europa interviene per chiedere all’Italia che riconosca a tutte le  coppie il diritto all’adozione.

DOMENICA 28/02: viene data la notizia che Nichi Vendola e il suo compagno, con la tecnica dell’utero in affitto costata 135.000 dollari, hanno acquisito come figlio il piccolo Tobia, partorito in una clinica della California.

LUNEDÌ 29/02: il PD avanza l’ipotesi di una nuovo disegno di legge per il riconoscimento delle adozioni sia per le coppie gay che per i single.

(fonte: Adinolfi Mario, Radio Maria, Il mormorio di un vento leggero, 29/02/2016, Ddl Cirinnà)(fonte: Adinolfi Mario, Radio Maria – Il mormorio di un vento leggero – 29/02/2016 – Ddl Cirinnà)

http://www.radiomaria.it/archivio.aspx?cat=ca3b8845-f200-4e4e-8a7a-d6e05714533f

A presto! 

 

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