Parlano di uguaglianza ma il vero obiettivo sono schiavitù e denaro

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Parlano di uguaglianza ma il vero obiettivo sono schiavitù e denaro

Interessante articolo di http://www.notizieprovita.it

Ebbene sì, dietro alle industrie della procreazione artificiale, degli uteri in affitto e del cambiamento di sesso, del condom e della pornografia vi sono centinaia di miliardi di dollari. Le multinazionali, i “poteri forti” vogliono un popolo di sudditi obbedienti, senza radici e senza punti di riferimento, perciò fragili, manovrabili e sempre più consumatori compulsivi”.

l Corriere della sera dell’8 dicembre, con un articolo firmato da Elena Tebano (che potete leggere qui in fondo), si fa portavoce delle accuse che la docente universitaria e deputata del Pd Michela Marzano, autrice del libro “Papà, mamma e gender” (Utet), rivolge a ProVita.

Abbiamo inviato al Corriere la seguente missiva, con preghiera di pubblicazione, in rispetto all’art. 8 della legge sulla stampa. Fino ad ora il Corriere ci ha ignorato. Ne facciamo partecipi i nostri lettori.

“In pratica, secondo la filosofa, noi saremmo gli inventori della cosiddetta teoria gender (genere in Italiano) e diffondiamo falsità solo per impedire che venga riconosciuta agli omosessuali la giusta uguaglianza che gli spetta.

Visto che l’onorevole Marzano ci ha chiamati in causa, ci permettiamo di rispondere tentando di dare qualche informazione. I negazionisti del gender sostengono che la celebre “teoria” sia in realtà una invenzione e alcuni obiettano che esistono solo gli “studi di genere” e non la “teoria” di genere. In verità, non si capisce il perché di tutta questa avversione per il termine “teoria”. Sarebbe infatti inverosimile ritenere che gli “studiosi” di genere si limitino a “studiare” e non abbiano avanzato nessuna tesi organica, nessun insieme di conclusioni coerente, nessuna (appunto) teoria.

Come confermato da numerosi “studiosi” del genere, la teoria prende le mosse dalla distinzione tra sesso biologico e “genere”. Il “genere” non ha una derivazione naturale-biologica ma culturale, e si potrebbe definire come un insieme di ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini. Alcuni esempi fra tanti: la scrittrice Simone de Beauvoir ha detto che “Donna non si nasce, lo si diventa”. Per la filosofa Judith Butler “i ruoli maschili e femminili non sono determinati biologicamente ma sono costruiti socialmente”. Il giudice della Corte Suprema americana Ruth Bader Ginsburg afferma che “l’amore materno non è nato come tale. In un certo senso è un mito che gli uomini hanno creato per far sì che le donne pensassero che loro svolgono questo lavoro meglio di chiunque altro”. Queste dichiarazioni sintetizzano la teoria del genere, cioè che noi non siamo uomini o donne, per ragioni biologiche ma per quello che ci sentiamo di essere.Sarebbero quindi i genitori, le famiglie e la società a imporre ai bambini ed alle bambine dei comportamenti diversi, quindi degli “stereotipi da combattere”.

Alcune delle conseguenze immediate di questi principi generali della teoria gender, che si ritrovano sostanzialmente in tutte le sue forme, sono le seguenti:
– essendo il sesso biologico praticamente ininfluente dal punto di vista psicologico, sociale,  anche nella società familiare il sesso biologico è indifferente.
– gli orientamenti sessuali avrebbero tutti pari dignità.
– i comportamenti e i ruoli tipicamente maschili e femminili sono tendenzialmente tutti  considerati “stereotipi”.

gender_uguaglianza_Marzano

Qui è bene intendersi: riconosciamo senza problemi che esistono stereotipi negativi, spesso promossi dai media e dalla pubblicità, come il maschio muscoloso, infedele e ricco e la donna magra, sexy, oggetto sessuale che vale solo per le sue apparenze fisiche ma non è certo la famiglia naturale lo stereotipo da combattere.

Detto ciò, va pure chiarito che la legge 107, sulla “Buona Scuola”, checché ne dica il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, di fatto promuove questa teoria nelle scuole. Riferendosi alla legge 119 e quindi alla Convenzione di Istanbul,di fatto sponsorizza il gender con la scusa della lotta alla discriminazione e alla violenza. Per non citare poi i contenuti dei documenti dell’UNAR e della circolare del MIUR del Luglio 2015, dove viene menzionata solo due volte la parola sesso e ben 12 volte la parola “genere”, perché allora, se le teorie del genere non esistono, non utilizzare solo la parola sesso?

Le teorie del gender non solo esistono ma aumentano sempre più il numero di progetti scolastici volti a indottrinare i nostri figli, nascondendosi però dietro alla lotta alla discriminazione ed alla violenza. E’ sufficiente leggere alcuni libretti che girano negli asili (Nei panni di Zaff, Perchè hai due papà, ecc,..) per rendersene conto. Sul nostro sitonotizieprovita.it troverete un “Dossier Scuola-Casi gender”, un video sul tema e un “Vademecum” per genitori.

I media, ad esempio, sembrano ignorare che l’Istituto del Gender in Norvegia, finanziato con i soldi dei contribuenti, ha promosso per 30 anni la teoria del genere, ma poi è stato chiuso perché una serie di scienziati hanno provato che la realtà è un’altra, ben diversa dall’ideologia.

Bisogna infine ricordare, che dietro alla teoria gender vi sono grandi interessi economici. Paul Donovan, economista del gigante bancario svizzero UBS, ha dichiarato che i matrimoni gay rappresentano una priorità per il mondo finanziario occidentale. Ebbene sì, dietro alle industrie della procreazione artificiale, degli uteri in affitto e del cambiamento di sesso, del condom e della pornografia vi sono centinaia di miliardi di dollari. Le multinazionali, i “poteri forti” vogliono un popolo di sudditi obbedienti, senza radici e senza punti di riferimento, perciò fragili, manovrabili e sempre più consumatori compulsivi”.

Antonio Brandi, presidente ProVita onlus

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